
Â
Capitolo I – Verso la costa delle meraviglie
Era da tempo che il richiamo della Liguria di Levante si insinuava nei miei sogni, come una brezza salmastra che ti accarezza la pelle e ti sussurra promesse di bellezza. Da quando la fotografia paesaggistica era diventata la mia passione – o forse la mia ossessione – quella striscia di terra tra mare e monti, che si affaccia sul golfo di La Spezia, non aveva mai smesso di chiamarmi.
Portovenere, Lerici, Tellaro… nomi che suonano come poesie antiche. Luoghi intrisi di storia, cultura e meraviglia. Avevo immaginato più volte di perdermi tra i loro vicoli, macchina fotografica al collo, con la luce del tramonto a danzare tra le pietre.
Ma sapevo bene che ogni viaggio è anche un compromesso. Passione e famiglia non sempre camminano nella stessa direzione, e conciliarle richiede arte e intuito. Così, pur consapevole che giugno non fosse il mese ideale per catturare quella luce magica che solo l’inverno sa donare, decisi di approfittare del lungo ponte del 2 giugno. Il tempo era giunto.
Capitolo II – La scelta del campo base
Ogni avventura ha bisogno di un campo base. La mia compagna, esploratrice di alloggi su AirBnb, trovò per noi un rifugio nella frazione di Le Grazie, un minuscolo porto incastonato nel comune di Portovenere. Sembrava un luogo uscito da un racconto marinaro: bar, una pizzeria, un alimentari, e persino un fornaio che profumava di tempo sospeso.
Certo, il vero nemico in quelle terre era un altro: il parcheggio. Trovare uno spazio per l’auto era come cercare l’oro tra le onde. Ma poco importava. La linea 11 dell’autobus ci collegava a La Spezia e a Portovenere, e a quest’ultima si aggiungeva il Girobus, una piccola diligenza urbana che girava come un anello intorno al borgo. Un vantaggio prezioso, in un territorio dove anche l’asfalto ha un prezzo.
Capitolo III – Portovenere, la fortezza sul mare
Portovenere non è solo un paese: è un confine tra sogno e realtà , dove la pietra si sposa con il mare e le onde raccontano storie millenarie. Assieme alle isole Palmaria, Tino e Tinetto – che vegliano sull’orizzonte come sentinelle – è Patrimonio UNESCO, e a ragione.
Per chi, come me, ama catturare il mondo da una prospettiva aerea, Portovenere è anche una sfida: volare con un drone qui è come cercare di attraversare una zona proibita. Tra regolamenti del parco naturale e aree militari segnalate in rosso, è un’impresa da pianificare con largo anticipo, incrociando le dita. Ma la verità è che qui la fotografia terrestre regna sovrana.
Capitolo IV – La regina: la Chiesa di San Pietro
San Pietro domina il paesaggio come una regina scolpita nella roccia. Ovunque ti volti, lei è lì: maestosa, imponente, romantica. Dal Muzzerone, dalla Palmaria, dalle finestre dei vecchi mulini, è lei a guidare l’occhio e l’anima del fotografo.
Lo spot più celebre è quello dalla zona dei mulini, dove una finestra in pietra incornicia la chiesa in un perfetto equilibrio compositivo. Un angolo sacro per ogni amante dell’immagine. Ma i veri viaggiatori sanno che ogni angolazione è un nuovo mondo: basta scendere dal sentiero e sporgersi con cautela verso la finestra segreta, dove il pericolo e la bellezza camminano mano nella mano.
E poi c’è l’interno: un gioiello scolpito direttamente nella pietra viva, un luogo che vibra di spiritualità e storia. Accanto, la loggia romana osserva silenziosa il mare, e oltre, in lontananza, le Cinque Terre.
Capitolo V – I segreti del Muzzerone e dell’isola Palmaria
Ma il mio cuore, lo confesso, batte più forte al Muzzerone. Questo promontorio scosceso, rifugio di scalatori e spiriti liberi, offre uno degli scatti più inusuali della chiesa. Dopo una breve escursione, si giunge a una vecchia torre di controllo, dove vento e altezza mettono alla prova anche il fotografo più esperto. Da qui, il paesaggio diventa leggenda. E se si ha con sé un 100-400mm, le immagini che si possono portare a casa restano impresse per sempre.
E poi c’è la Palmaria, l’isola madre. Un luogo dove la natura regna sovrana. I traghetti la raggiungono facilmente, e da lì parte un sentiero ad anello di nove chilometri che regala tre perle fotografiche: la passerella di Punta Secco, i punti panoramici sulle alture, e l’antica Torre Scola, solitaria e fiera sopra uno scoglio.
Capitolo VI – Epilogo al tramonto
In inverno, quando il sole tramonta direttamente nel mare e le folle lasciano il posto al silenzio, Portovenere si trasforma. È in quel momento che la luce gioca la sua sinfonia, che ogni pietra si accende di rosa e d’ambra. È il periodo perfetto per i fotografi, per chi cerca non solo lo scatto, ma l’emozione.
Per chi desidera esplorare anche il Golfo dei Poeti, la scelta strategica è chiara: alloggiare nel cuore di La Spezia. Da lì, Lerici, Tellaro e Portovenere si raggiungono in una manciata di minuti, e il ventaglio di emozioni si apre in ogni direzione.
—
Consiglio del Viandante
Portovenere non è solo una destinazione. È un laboratorio per chi ama la luce, un palcoscenico naturale per chi cerca bellezza, una sfida continua per chi vuole raccontare il mondo con uno scatto.
Che tu sia un fotografo, un viaggiatore o un sognatore, questo angolo di Liguria ti lascerà qualcosa dentro. Buon viaggio. E buone foto.
Â